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SUL FAR DELL'AUTUNNO
Come ogni anno, settembre regala cieli tersi e quell'aria frizzante che rinfranca corpo e spirito dopo la soffocante afa dell'estate.
Viali e giardini stanno mutando colore e nel parco del quartiere è un trionfo di bacche rosse, che richiamano un gran numero di uccelli.
Alzo lo sguardo per ammirare le montagne tutt'intorno.
Il verde dei boschi è ancora intenso, eppure qua e là si nota già qualche minuscola macchia dorata.
Ma il vero spettacolo sono le rocce lassù che, in questo periodo, appaiono straordinariamente nitide e vicine.
Sul far dell'autunno, è come se accadesse una sorta di miracolo naturale: sembra quasi di poter toccare le asperità delle rupi, di vedere chiaramente ogni anfratto e ogni crepa e le croci, che gli alpinisti hanno posto sulle cime, si distinguono perfettamente mentre brillano alla luce del sole.
A volte, però, accade che il cielo si faccia grigio e triste.
Così, lentamente, le nuvole celano i monti e una pioggia sottile bagna ogni cosa, facendo cadere al suolo le prime foglie.
Per fortuna, c'è ancora tempo prima che gli alberi divengano spogli.
Osservo dalla finestra le gocce che rimbalzano sul selciato e attendo che l'incanto delle montagne appaia di nuovo al rasserenarsi del cielo settembrino.